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In base al DM 227/2001 si definiscono " bosco " i popolamenti arborei o arbustivi di origine naturale, le aree boscate temporaneamente prive di soprassuolo a causa di utilizzazioni, avversità o eventi accidentali, le formazioni riparie o rupastri con una superficie minima di 2.000 m2 e larghezza minima, misurata al piede delle piante di confine, di 20 m, salvaguardando comunque la continuità e l'omogeneità delle aree. La copertura minima delle chiome deve essere del 20%. In Piemonte, come un pò ovunque in Europa, si stà assistendo ad un incremento delle foreste sia in termini di volume di alberi in piedi, che di superfici boscate. Questo dipende dai cambiamenti socio-economici degli ultimi decenni, durante i quali da una parte si è tagliato ogni anno molto meno di quanto le foreste potessero produrre, e dall'altra si sono originati nuovi boschi per invasione spontanea di zone abbandonate dall'agricoltura e dalla pastorizia. La superficie forestale del Piemonte è pari a 743.400 ettari (quasi il 30% della superficie territoriale complessiva) di questa circa il 25% è rappresentato da fustaie e il 46% da cedui mentre la restante superficie è catalogata come pioppeti, castagneti da frutto ed altre formazioni particolari. Ma da rilievi, ai fini della pianificazione regionale, evidenziano un aumento della superficie forestale di almeno il 10% nelle zone montane ed ancor più in collina. Negli ultimi 40 anni in Piemonte si è verificata una costante e spontanea diffusione del bosco su pascoli e coltivi, in seguito all'abbandono delle attività agro-pastorali. Ogni anno in Piemonte i boschi utilizzati sono pari a circa l'1,3% della superficie forestale regionale. In termini di volume si ricavano ogni anno circa 750.000 m3 di legname, ciò vuol dire che si utilizza solo un terzo di quanto si accrescono tutti insieme gli alberi del Piemonte in un anno. Il legname tagliato ogni anno proviene per circa il 50% da colture specializzate di pioppo, il 40% da boschi governati a ceduo e per il 10% da fustaie. Volendo fornire idonei strumenti di classificazione della vegetazione forestale, La Regione Piemonte ha predisposto la realizzazione dei Tipi forestali del Piemonte. Si tratta di un sistema di inquadramento della vegetazione forestale nel quale ciascun bosco piemontese viene distinto in base alle specifiche (arboree e non) presenti, alla loro ecologia, allo studio evolutivo del popolamento, alle tendenze evolutive osservate, nonchè agli interventi antropici più frequenti attuati. L'unità di base è il tipo (es. lariceto a megaforbie) che subordinatamente può essere suddiviso in eventuali sottotipi (es. basifilo a Sesleria varia) e varianti (es. con abete); mentre più tipi affini si raggruppano molto distanti tra loro; ma che per caratteristiche vegetazionali, ambientali ed evolutive risultino abbastanza simili. Le tipologie, se correttamente interpretate, costituiscono la base per la pianificazione di singole aree forestali e, in senso ecologico-vegetazionale, fornisce una serie di informazioni (es. particolari problemi di tipo ambientale o di malattie in atto, indicazioni sulla struttura) e suggerimenti utili per la sua gestione. I boschi di neoformazione e d'invasione non costituiscono ceduo in quanto mai ceduati in passato e prevalentemente originati da seme (rinnovazione gamica). Per questo devono essere gestiti come boschi ad alto fusto. Il ritorno della vegetazione forestale negli ex-coltivi e nei pascoli abbandonati può dar luogo alla nascita di nuovi soprassuoli forestali. E' bene tenere conto che, per legge, il bosco è una destinazione d'uso del suolo irreversibile. Nel caso di boschi di neoformazione, una volta definibili come tali in base alla normativa forestale, non è più possibile tornare alla condizione precedente di pascolo o terreno agricolo. E' importante quindi valutare in precedenza quali possono essere le conseguenze di un abbandono e scegliere piuttosto che subire. Federico Cappello
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